| Per Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità Egizie, il prezioso rotolo deve tornare al Cairo. Il Papiro di Torino deve tornare al Cairo. Lo stesso deve accadere per la stele di Rosetta, di cui fa vanto il British Museum di Londra, e per tanti altri reperti «rubati» all’Egitto, come il busto di Nefertiti (a Berlino) e lo zodiaco di Dendera (al Louvre). |
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| Missione archeologica in Sudan |
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| Scritto da admin Antico Egitto |
| Giovedì 05 Marzo 2009 17:59 |
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SUDAN - Appena in tempo, lo stesso giorno in cui la Corte Suprema dell’Aja ha condannato per crimini di guerra perpetrati in Darfur il presidente - dittatore del Sudan Bashir, i nostri della spedizione archeologica sono rientrati a Roma e a Milano. Dicevamo appena in tempo perché le ritorsioni contro l’occidente si sono subito fatte sentire, cancellazione di permessi di scavo, espulsione di varie ONG, tra le quali Medici Senza Frontiera, ecc.
La spedizione, formata da 6 persone, quattro dell’Università di Torino e due di Accademia Kronos, era partita dall’Italia i primi di febbraio e si riproponeva di riattivare un cantiere altrimenti chiuso per motivi economici nel sito archeologico di Gebel Barkal, nel nord del Sudan. Grazie ai soldi trovati da Accademia Kronos il cantiere di scavi è potuto riaprire. Lo scopo della spedizione era quella di acquisire ulteriori documentazioni su tre periodi:
E’stata una importante esperienza di Accademia Kronos che si è aggiunta alle altre realizzate in 6 anni all’estero. Questa volta si è trattato di salvare un sito archeologico di grande interesse per la cultura mondiale, il sito che sarebbe stato chiuso dopo 30 anni di lavori per mancanza di fondi. Oltre a ciò è accaduto qualcosa che i responsabili della spedizione non avevamo previsto. La presenza di una nostra socia, medico esperta di malattie tropicali, Aryél Boccara, ha trasformato la missione oltre che archeologica in medica sanitaria. Appena i 36 operai locali, addetti agli scavi del sito archeologico, sono venuti a conoscenza della presenza di un medico occidentale, hanno informato la gente e dopo solo due giorni dall’arrivo, sono iniziate le file di malati e altri pazienti. Così la casa che ospitava gli archeologi si è dovuta trasformare anche in ambulatorio. La dottoressa aveva portato con sé dall’Italia una valigia di medicinali che sono serviti a curare decine e decine di persone soprattutto donne e bambini. Purtroppo si è scoperto che l’arcaica e assurda usanza di mutilare gli organi genitali delle donne (infibulazione) in Sudan è ancora ampiamente attuata. Molti casi di infezioni vaginali e di malattie connesse alla pratica dell’infibulazione sono state curate e risolte dalla nostra Aryéle. “ E’ stata una benedizione di Allah “ hanno esclamato i 36 operai locali che facevano parte della squadra di scavi archeologici. Tutta la popolazione locale si sarebbe voluta sottoporre alle visite e cure mediche, ma tale mole di pazienti non era stata minimamente prevista per cui terminate le medicine “l’ambulatorio di Accademia Kronos” si è dovuto fermare. Tuttavia sono stati presi i contatti con un vicino ospedale e in futuro si cercherà di inviare medicine e attrezzature. I risultati di questa bella esperienza, sia medica che archeologica, saranno esposti presto in un paio di conferenze a Viterbo e ad Orvieto. http://www.unonotizie.it |